Mura merlate e torre in pietra del castello marchesale di Camerota, con una piazzetta lastricata e vegetazione ai piedi delle mura
Castello marchesale di Camerota — foto: Claloca · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi soggiorna a Marina di Camerota spesso scopre solo in un secondo momento che il paese prende il nome da un borgo più antico, arroccato sulle colline a pochi chilometri dalla costa. Camerota è il capoluogo del comune: un centro storico compatto, stretto attorno ai resti del suo castello, dove i vicoli si aprono all'improvviso su panorami che spaziano dal mare alle montagne del Parco Nazionale del Cilento. È una visita di mezza giornata che completa bene le giornate di mare, e che racconta un Cilento più silenzioso, fatto di pietra, argilla e memoria.

Un borgo di confine tra storia e leggenda

L'origine del nome è discussa: la spiegazione più diffusa lo collega alle numerose grotte calcaree che punteggiano il territorio. Nell'alto Medioevo quest'area era una terra di confine tra il Principato longobardo di Salerno e i domini bizantini della Calabria, e dopo la conquista normanna di Salerno compare una famiglia signorile che prende il nome proprio da Camerota.

La storia del borgo è segnata da momenti difficili. Nel 1552 Camerota fu devastata e saccheggiata dalle flotte ottomane guidate dal corsaro Dragut, un episodio che rimase a lungo nella memoria della comunità. Nei secoli successivi il paese partecipò alle tensioni del Mezzogiorno: nel 1828 aderì ai moti cilentani, repressi dal governo borbonico. Dall'Ottocento fino ai primi decenni del Novecento fu anche capoluogo amministrativo di un ampio territorio circostante.

Il castello marchesale

Il simbolo del paese è il castello, che domina l'abitato dalla parte più alta. La sua parte più antica, il maschio, viene attribuita al periodo normanno, tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo. Nato come castello baronale, divenne marchesale nel corso del Cinquecento; durante il saccheggio del 1552 fu dato alle fiamme.

Oggi ne restano le mura merlate, le torri, il fossato e i resti della cappella: non è un castello da visitare stanza per stanza, ma un luogo da osservare con calma, girandoci intorno e lasciandosi guidare dai pannelli informativi. La piccola piazza ai suoi piedi è uno dei punti più piacevoli per una sosta, soprattutto nelle ore più fresche.

Le chiese del centro storico

Camerota conserva diversi edifici religiosi che meritano uno sguardo. La chiesa di San Daniele Profeta è considerata la più antica del paese e per lungo tempo seguì il rito bizantino. La chiesa di San Nicola di Bari risale alla metà del Quattrocento e custodisce un presepe napoletano del Settecento; quella di Santa Maria delle Grazie è cinquecentesca. Completano il quadro la chiesa di San Gennaro, con decorazioni in stucco barocche, e il complesso del convento dei Cappuccini.

Nel rione San Vito si trovano inoltre alcune cappelle rupestri, ricavate nella roccia, che testimoniano un uso religioso delle grotte risalente all'alto Medioevo: un filo che lega il paese alla lunga storia delle sue cavità naturali.

I cunzàri: la tradizione dei vasai

Ciò che rende Camerota diversa dagli altri borghi del Cilento è la sua antica tradizione nella lavorazione dell'argilla. I vasai, chiamati in dialetto cunzàri, hanno lavorato per generazioni nelle botteghe del rione San Vito, tramandando i metodi di padre in figlio. Per secoli la produzione di coppi, le tegole curve dei tetti, è stata una delle attività che reggevano l'economia locale, fino al Novecento.

Accanto ai coppi nascevano gli oggetti della vita quotidiana contadina:

  • i mummuli, recipienti a due manici per portare acqua e vino nei campi;
  • le quartucce, piccoli contenitori per i liquidi;
  • vasi, brocche e contenitori per olio e vino di ogni misura.

Un tempo l'argilla veniva estratta nelle campagne vicine e lavorata al tornio a pedale; oggi gli strumenti sono cambiati e i maestri rimasti sono pochissimi. Proprio per questo vedere un vasaio al lavoro, se ne avete l'occasione, è un piccolo privilegio: è una delle ultime testimonianze viventi di un mestiere che rischia di scomparire.

Consigli per la visita

Camerota si raggiunge in auto da Marina di Camerota con una strada che sale tra uliveti e macchia mediterranea. Il centro storico si gira a piedi: indossate scarpe adatte alle salite e i gradini, e portate con voi una bottiglia d'acqua nei mesi caldi. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce si fa morbida sulle pietre del castello e il panorama verso il mare si tinge di arancio. Per eventuali aperture straordinarie del castello e per gli appuntamenti culturali del borgo, conviene consultare i canali ufficiali del Comune di Camerota e della Pro Loco.

Dopo la visita, tornare alla marina significa ritrovare il mare: da Casa di Ciro e Gigi, in posizione centrale a Marina di Camerota, la spiaggia di Calanca è a pochi minuti a piedi, e la vista mare dal soggiorno e dalla cucina è il modo migliore per chiudere una giornata passata tra pietra e argilla.

Il Cilento da Casa di Ciro e Gigi

Appartamento di 70 mq con vista mare in posizione centrale a Marina di Camerota, ristrutturato nel 2023: fino a 5 ospiti, terrazzino arredato e la Spiaggia di Calanca a pochi minuti a piedi.