Sulla costa del Cilento, a nord di Capo Palinuro, una collina verde scende verso il mare tra ulivi e macchia mediterranea. A prima vista sembra un paesaggio come tanti, ma sotto quei pendii si conservano i resti di Elea, la città che i Romani chiamarono Velia: uno dei siti archeologici più importanti del Sud Italia e, insieme a Paestum e alla Certosa di Padula, parte del patrimonio UNESCO riconosciuto nel 1998 all'interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Una città fondata da esuli venuti dal mare
Elea nacque nella seconda metà del VI secolo a.C., intorno al 540 a.C., per opera di coloni focei: esuli partiti dalla Ionia, sulla costa dell'Asia Minore, in fuga dalla pressione persiana. Acquistarono dagli Enotri un promontorio affacciato sul mare e vi costruirono una città portuale che divenne uno dei centri vivaci della Magna Grecia. Il primo nome fu Hyele, legato secondo la tradizione a una sorgente vicina; poi divenne Elea e, in età romana, Velia.
Oggi l'area si trova nel territorio di Ascea, in provincia di Salerno, ed è gestita dal Parco Archeologico di Paestum e Velia. Il promontorio che un tempo si affacciava direttamente sull'acqua è ora arretrato rispetto alla linea di costa: l'insabbiamento dei porti, nel corso dei secoli, ha cambiato profondamente il paesaggio.
Porta Rosa, l'arco che ha fatto la storia
Il monumento simbolo di Velia è Porta Rosa, riportata alla luce nel 1964 dall'archeologo Mario Napoli. È un arco a tutto sesto in blocchi di pietra, considerato tra i più antichi d'Italia di questo tipo: Napoli lo datò intorno al IV secolo a.C., anche se la cronologia è ancora discussa dagli studiosi. Nonostante il nome, non era una vera porta di città. Priva di cardini e di soglia, è stata interpretata come un viadotto costruito sul crinale per permettere il passaggio sopra la strada che collegava i due quartieri della città, quello settentrionale e quello meridionale.
Per raggiungerla si percorre una ripida strada lastricata, la stessa che gli abitanti usavano per spostarsi da una parte all'altra del promontorio. Camminare su quelle pietre, con i muri antichi ai lati e la collina sopra di voi, è il modo migliore per capire come la città si adattasse al terreno.
La scuola eleatica: Parmenide e Zenone
Velia non è famosa solo per le sue pietre. Qui visse Parmenide, il filosofo che nel suo poema Sulla natura rifletté sull'essere e sul rapporto tra ragione e apparenza, ponendo le basi di una tradizione di pensiero che attraversa tutta la filosofia occidentale. Il suo allievo Zenone divenne celebre per i paradossi con cui difendeva le tesi del maestro, come quello di Achille che non riesce a raggiungere la tartaruga o quello della freccia che, in ogni istante, sembra immobile.
Il gruppo di pensatori legati a questa città è conosciuto ancora oggi come scuola eleatica. Visitare il luogo in cui queste idee sono nate dà alla passeggiata tra le rovine un significato particolare, anche per chi non ha mai aperto un manuale di filosofia.
Cosa vedere nel parco archeologico
Il percorso di visita si sviluppa tra la parte bassa, vicina all'antica linea di costa, e la parte alta del promontorio. Tra i punti principali:
- il quartiere meridionale, con abitazioni, botteghe e strade lastricate;
- le terme di età ellenistica e romana, testimonianza della vita quotidiana della città;
- la strada di Porta Rosa, che sale lungo il crinale fino all'arco;
- l'acropoli, dove in età medievale si raccolse l'abitato di Castellammare della Bruca e dove si conservano i resti di una torre medievale, con una vista ampia sulla costa.
La storia di Velia continuò anche dopo la conquista romana: nell'88 a.C. divenne municipio romano, conservando a lungo la propria lingua e il diritto di battere moneta, e fu base navale per Bruto e per Ottaviano. Il declino arrivò con l'insabbiamento dei porti e con il tracciato della via Popilia, che passava lontano dalla città lasciandola isolata.
Consigli per una gita in giornata
Velia si presta bene a una gita in giornata: si raggiunge in auto risalendo la costa cilentana e si può abbinare a una sosta al mare nel pomeriggio. Scegliete le ore più fresche, soprattutto in estate: il percorso è in gran parte all'aperto e la salita verso Porta Rosa e l'acropoli è ripida in alcuni tratti. Portate acqua, cappello e scarpe adatte a sterrato e selciato antico. Primavera e inizio autunno sono stagioni ideali, con la macchia in fiore o i colori più morbidi. Per giorni di apertura, orari e modalità di accesso consultate sempre i canali ufficiali del Parco Archeologico di Paestum e Velia prima di partire.
Partire da Marina di Camerota
Se soggiornate a Casa di Ciro e Gigi, a Marina di Camerota, Velia è una meta ideale per una giornata diversa dal solito: la strada verso nord passa per Palinuro, a circa 10 km dalla casa, e prosegue lungo la costa del Cilento. Al rientro vi aspettano la vista mare dal soggiorno e il terrazzino della camera, il posto giusto per ripensare con calma a quello che avete visto.
Il Cilento da Casa di Ciro e Gigi
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